Otto cose che (forse) non sai sulla Svizzera

Il cucù, la cioccolata, Guglielmo Tell, il coltellino dei miracoli e altre curiosità sulla Svizzera e sugli svizzeri.

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Lo scrittore Ignazio Silone fu uno dei tanti esuli che durante il fascismo trovò rifugio in Svizzera. A rifugiarsi qui furono soprattutto antifascisti ed ebrei, come il Nobel per la letteratura Thomas Mann (1936) e il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht (1933). Tra gli italiani, durante gli anni del fascismo emigrò in Svizzera anche Luigi Einaudi, futuro secondo presidente della Repubblica italiana.

Eroi nazionali armati di arco e frecce, orologi a cucù che spaccano il secondo e mucche che pascolano e producono il latte per cioccolati di prima qualità… Che cosa c’è di vero nei tanti miti ancora oggi in circolazione sulla Svizzera? Ecco otto cose che probabilmente non ti aspetti sulla Confederazione Elvetica.

La bandiera della confederazione svizzera (in latino Confoederatio helvetica, da cui la sigla CH) fu ufficializzata il 12 settembre 1848, quando fu proclamata la costituzione federale.

BANDIERA QUADRATA? La bandiera elvetica è l’unica al mondo a essere quadrata. Quasi l’unica: in realtà è quadrata anche quella del Vaticano, che è ispirata però a quella delle guardie svizzere, perciò è tutto in famiglia.

 

L’origine della bandiera svizzera è medievale: si rifaceva all’insegna usata per la prima volta durante la battaglia di Laupen (1339) dai bernesi che volevano distinguersi dai loro nemici (le truppe degli Asburgo e i lanzichenecchi).

Nel 1863 l’organizzazione della Croce Rossa la copiò: la sua insegna è una croce rossa su fondo bianco, in omaggio alla Svizzera, che ospita a Ginevra il Comitato internazionale della Croce Rossa.

 

EROE FANTASMA. Guglielmo Tell è considerato l’eroe nazionale svizzero. È esistito veramente? Molto probabilmente no. Il mito però servì agli elvetici per difendere la propria indipendenza dagli Asburgo che contestavano la legittimità della confederazione (1291): Guglielmo Tell divenne in questo modo un “mito fondativo”, il simbolo della rivolta svizzera contro il dispotismo.

 

 

Le guardie svizzere pontificie sono un corpo armato al servizio del papato dal 22 gennaio 1506. Si tratta dell’unico corpo di guardie svizzere ancora operativo.

MERCENARI. Le milizie mercenarie svizzere durante il Medioevo e il Rinascimento furono il braccio armato di potenti grandi e piccoli in mezza Europa. Negli anni in cui le “compagnie di ventura” (mercenari guidati da condottieri) erano l’arma principale nelle guerre fra Stati e Signorie, i mercenari elvetici erano richiestissimi. L’apice  lo raggiunsero con la Guerra dei cent’anni (1337-1453).

 

Oggi una sola compagnia di ventura elvetica è ancora in attività: le guardie svizzere del Vaticano. A chiamarli fu nel 1506 papa Giulio II. Il loro ruolo fu determinante durante il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi che misero a ferro e fuoco la città. Papa Clemente VII riuscì a salvarsi (rifuguandosi a Castel Sant’Angelo) proprio grazie alle sue guardie.



 

NEUTRALI DA QUANDO? La Svizzera non ha partecipato ai conflitti mondiali: la sua neutralità fu proclamata per la prima volta dopo la battaglia di Marignano (1515), ma andò a fasi alterne. Nel 1798 l’invasione delle truppe napoleoniche costrinse i cantoni a scendere in campo, ma fu l’ultima volta.

 

Nel 1815 il Trattato di Parigi seguito alla sconfitta napoleonica a Waterloo ribadì la neutralità della confederazione. Austria, Gran Bretagna, Prussia e Russia garantirono di non coinvolgere mai più la Svizzera in operazioni militari e di rispettare l’inviolabilità del suo territorio. Lo stesso Hitler durante la Seconda guerra mondiale evitò di invaderla, anche se aveva preparato un possibile piano di attacco (operazione Tannenbaum).

 

Lo scrittore Ignazio Silone fu uno dei tanti esuli che durante il fascismo trovò rifugio in Svizzera. A rifugiarsi qui furono soprattutto antifascisti ed ebrei, come il Nobel per la letteratura Thomas Mann (1936) e il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht (1933). Tra gli italiani, durante gli anni del fascismo emigrò in Svizzera anche Luigi Einaudi, futuro secondo presidente della Repubblica italiana.

L’ORO DEGLI EBREI. La Confederazione è stata accusata di aver custodito per anni i beni delle vittime dell’Olocausto. Il sospetto era che l’establishment nazista avesse messo in salvo le ricchezze predate nei caveau di Zurigo, Ginevra, Losanna e Lugano.

 

Per chiarire la questione, nel 1996 il governo istituì una Commissione, presieduta dallo storico Jean-Francçois Bergier. Nel 2002 furono rese pubbliche le conclusioni: in Svizzera non erano rintracciabili averi di gerarchi nazisti, ma prima, durante e dopo la guerra si occultarono interessi economici tedeschi. Il rapporto confermò inoltre che le banche, appellandosi al segreto bancario, ostacolarono la ricerca della verità.

 

(NON) INVENTARONO IL CUCÙ. Contrariamente a quanto si crede, l’orologio a cucù non ha niente a che fare con la Svizzera. Apparve intorno al 1740, non tra le Alpi elvetiche ma nella Foresta nera, nel Sud della Germania, ancora oggi principale centro di produzione.

 

Sembra sia stato Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald, nella Foresta Nera, a inserire nel 1738 una suoneria imitante il verso del cuculo negli orologi artigianali realizzati nella zona fin dal 1630.

 

Il cucù viene associato alla Svizzera probabilmente a causa dei popolari racconti di viaggio dello scrittore americano Mark Twain (1835-1910), nei quali Lucerna è descritta come patria dell’invenzione.

 

CIOCCOLATAI. Per quanto riguarda il cioccolato, agli elvetici va il merito di averne arricchito la varietà. Su intuizione del chocolatier Daniel Peter, nel 1875 inventarono il cioccolato al latte, poi anche quello con le nocciole e quello ripieno (prima era solo fondente).



Ma non fu amore a prima vista: data la grande diffusione del cioccolato nella buona società del tempo, nel 1722 il consiglio comunale di Zurigo arrivò addirittura a bandirlo, considerando sconveniente il suo presunto
effetto afrodisiaco.

 

Inventato nel 1891. L’originale aveva il manico in legno ed era dotato di lama, cacciavite, apribottiglie e punteruolo.

IL COLTELLINO. Tra le invenzioni elvetiche doc un punto fermo però resta: il coltellino multifunzione inventato alla fine dell’800 e adottato per l’esercito dal Consiglio federale nel 1890.

 

Inizialmente prodotto in Germania, dal 1892 viene realizzato da due grandi marchi che oggi producono circa 50 mila esemplari l’anno destinati all’esercito… e altri 7 milioni per l’esportazione.

Sorgente: Otto cose che (forse) non sai sulla Svizzera – Focus.it

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